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Come sono diventata Life Coach

Scrivo.
Come sono diventata Life Coach

08Feb, 2021

Admin - Comments (0) - Coaching, Qualità della vita

Il breve racconto di quali sono stati i passaggi fondamentali della mia vita per diventare Life Coach.

1. VORREI ESSERE LIFE COACH

Il mio desiderio di diventare Coach affonda le sue radici in un incontro a Caracas che risale a circa una decina di anni fa.

Mi trovavo in Venezuela in un viaggio alla ricerca delle mie origini e incontrai una cara amica di mia mamma.

Mi raccontò della sua attività di Coach e la trovai molto affascinante, soprattutto per un’appassionata di psicologia come me. Avevo avuto l’opportunità di studiare psicologia alle superiori con molto interesse, ma avevo poi rinunciato a iscrivermi a Psicologia all’università, perché ho sempre avuto un animo molto indipendente e preferivo entrare presto nel mondo del lavoro.

Il mio percorso lavorativo mi ha portata poi a specializzarmi nella selezione e formazione di risorse umane. 

A distanza di cinque anni rincontrai a Miami quell’amica di famiglia, Ghislaine, e decisi di informarmi su quel tipo di professione: in Italia non era molto diffusa, e inoltre ero molto impegnata col mio lavoro di Account Manager in agenzia di comunicazione.

Dopo altri tre anni mi recai a Madrid a visitare una mia cugina e una mia zia.

Quest’ultima mi portò da un personaggio “illuminato” e in una particolare chiacchierata “sopra le righe”, mi disse che secondo lui avrei dovuto dedicarmi ad un’attività per gli altri, come il Coaching.

2. DOVREI FARE SACRIFICI

Rientrata in Italia ho cominciato a informarmi sull’argomento Coaching e a cercare corsi. Dopo una prima selezione ne ho trovati diversi che mi ispiravano fiducia…ma nessuno basato a Udine, la mia città di adozione.

All’epoca lavoravo full-time in agenzia e non avrei avuto abbastanza ferie o permessi per coprire tutte le ore del corso. Poi ho trovato un master che si teneva nei weekend, sabato e domenica dalle 9 alle 18, e si sarebbe svolto in una sede a Padova. 

Mi sono domandata se ciò che avrei dovuto fare e ciò a cui avrei dovuto rinunciare per la durata del corso erano uno sforzo che valeva la pena di essere fatto.

Anzi non tanto se valesse la pena farlo, ma se ciò che avrei ottenuto mi avrebbe ripagata di qualche sacrificio. Di fatto in quei weekend non solo non avrei potuto riposare dopo la settimana intensa di lavoro in ufficio e dai clienti, ma si trattava anche di rinunciare a quei pochi momenti che passavo insieme al mio compagno, perché vivevamo in due città diverse a un’ora e mezza di strada l’uno dall’altra e per motivi di lavoro non c’erano altri momenti in cui potevamo stare insieme.

3. POTREI IMPEGNARMI

Dopo la valutazione di tutti i contro, ho pensato a cosa avrei potuto ottenere grazie al master in Coaching.

Se lo avessi fatto avrei potuto crearmi un lavoro su misura e avrei potuto vivere dovunque avessi desiderato. 

La professione di Life Coach mi avrebbe permesso di avere un lasciapassare per il mio futuro che mi avrebbe permesso all’occorrenza di cambiare vita.

Ma il punto non era diventare Coach per cambiare vita. 

La vita che facevo e il lavoro di Account Manager in agenzia di comunicazione mi piacevano molto. Avevo molte soddisfazioni da clienti e colleghi e il mio stile di vita non mi faceva mancare nulla. 

Desiderare qualcosa di nuovo o qualcosa di diverso non significa necessariamente che ciò che abbiamo non va bene. Si tratta più di un “affinamento di vita”. 

Ma quanti sono disposti a dire “potrei fare questo o quello”, quando tutto sommato si ha un equilibrio?

Sicuramente non è necessario per tutti, è necessario per chi sente che dentro di se c’è qualcosa di incompiuto che ha bisogno della sua attenzione ma soprattutto, del suo tempo. Se per ottenere la soddisfazione non ci fosse bisogno di trovare il tempo necessario, tutti saremmo felicissimi.

Ma in fin dei conti se è così importante per te, davvero non riesci a dedicarci almeno un’ora alla settimana?

“Potrei” è sempre un buon inizio, poi è sufficiente un piccolo passo alla volta. Non servono stravolgimenti: ricorda, 1 è meglio di 0.

4. E ADESSO SONO LIFE COACH

E dopo la volontà, dopo il dovere e dopo aver aggiunto il potere, sono arrivata a realizzare il mio sogno di diventare Life Coach.

Se è stato facile? No.

La mia mente continuava a propormi motivazioni che minavano la mia sicurezza. Mi ripetevo che non avrei dovuto perché il successo non era scontato.

E in più molte persone attorno a me mi guardavano come se fossi impazzita e cercavano di farmi ragionare per tornare sui miei passi. Io ho sempre ascoltato tutti perché il confronto con le persone che ti vogliono bene è sempre utile.  Ho quindi immaginato delle alternative, delle strade di compromesso, ho rivalutato la mia situazione e poi ho immaginato il mio futuro nei 3/5 anni successivi e mi sono chiesta:

“SE POTESSI AVERE TUTTO CIÒ CHE DESIDERO SENZA ALCUN OSTACOLO, COSA VORREI DAVVERO?”

Non riuscivo più a vedermi come prima, il desiderio di avere una vita che si allineasse alla perfezione tra chi sono e quello che faccio si era già trasformato da sogno a obiettivo. Desideravo più di ogni altra cosa essere padrona del mio tempo e dedicarlo a fare qualcosa di buono per gli altri.

Ho preso per mano le mie paure, le mie preoccupazioni economiche, le mie insicurezze e ho iniziato a cercare una soluzione che mi permettesse di fare questo grande passo senza fare un salto nel buio.

Avevo deciso, ma a 35 anni non volevo e non mi potevo permettere di fare una scelta da incosciente (come avevo fatto a 25, ma questa è un’altra storia :).

Ho ragionato, ho parlato con persone e professionisti, ho seguito a mia volta un percorso di coaching con una grande amica e collega, Michela, e finalmente ho messo in ordine tutte le azioni oggettive e pratiche che avrei dovuto fare per raggiungere il mio obiettivo.

“E fu così” che ho intrapreso questa nuova strada.

Le incertezze poi riaffiorano di tanto in tanto, così come i “SE”, ma questo fa parte del gioco e di tutte quelle persone che hanno un senso di responsabilità spiccato.

Io sono orgogliosa di me per avere avuto il coraggio di osare, facendolo a modo mio: ossia dopo aver valutato a quali rischi andavo incontro e dopo essermi assicurata di programmare tutti i passi in un modo che fosse per me sostenibile.

È SANO AVERE PAURA DI SBAGLIARE!

Ignorare la paura non serve, va sempre ascoltata, a volte assecondata e a volte semplicemente gestita. Quello che so per certo è che continuerò sempre a fare del mio meglio per rendere le persone che incontro più felici e poi chi lo sa, magari un giorno diventerò anche Presidente di ICF Italia (International Coach Federation)!!

Sono a tua disposizione per informazioni e maggiori dettagli.
Contattami, sarò felice di risponderti.

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Foto di Francesco Zanet